Improbability facts

Salvati da TestDisk

by lab on Feb.17, 2011, under I.T., Italiano, Linux

Qualche tempo fa un mio amico mi ha chiesto di dargli una mano a recuperare i dati che aveva sul disco del portatile, dal momento che un’operazione di partizionamento non ndata a buon fine aveva lasciato il sistema fuori uso e i dati inaccessibili. Con un po’ di ritardo mi ci sono messo, ma i risultati, almeno apparentemente, sono stati ottimi.

Il computer aveva 6 partizioni, due delle quali, nascoste, messe lì dalla Acer. Una terza partizione era una NTFS con su Windows Vista, poi c’era una partizione con una sottopartizione in ext4 con Ubuntu e un’altra di swap. All’avvio il computer presentava una schermata di grub rescue (che si distingue per non avere quasi nessun comando disponibile: non vanno “help”, “h”, “?”, “quit”, “exit”, “vaiammorireammazzato”). Riavviatolo con una Ubuntu live da pennina, abbiamo provato a montare a manina le partizioni, con l’ausilio di fdisk. Senza fortuna: la tabella delle partizioni non corrispondeva a quelle che erano le nuove partizioni fatte.

A questo punto ci siamo diretti su un altro tool software: TestDisk. Un rapido setup della rete e un download quasi istantaneo ed eravamo pronti a partire. Dopo aver estratto la cartella compressa abbiamo lanciato ./linux/testdisk_static e fatto partire una prima analisi. Il risultato non è stato molto diverso da quanto già mostrato da fdisk: erano evidenziate delle partizioni che, a parte le due dell’Acer, non erano montabili. Tra l’altro TestDisk offre una feature molto comoda, quella di montare al volo le partizioni dall’elenco, premendo “p” e navigando all’interno con le frecce, in modo da vedere se la struttura proposta è accettabile ed eventualmente fare esperimenti modificando il tipo di filesystem associato.

Con un po’ di delusione abbiamo lanciato l’analisi approfondita “Deeper search” dei cilindri, alla ricerca di altre partizioni nascoste in modo più subdolo. Questa ha preso più tempo della precedente, dell’ordine della mezz’ora, per un disco da 160 GB. Alla fine della scansione ci ha proposto un elenco di 9 partizioni, alcune delle quali sovrapposte. Con un po’ di tentativi, usando “p” per indagare il contenuto, abbiamo capito quali erano le “vere” partizioni, non scritte nella tabella e le abbiamo attivate, seguendo le istruzioni a schermo. Alla fine, dopo un ulteriore controllo, siamo passati alla scrittura della tabella delle partizioni.

Abbiamo recuperato l’NTFS Boot Sector dal suo backup, per sicurezza, e abbiamo tentato il reboot. Ancora grub rescue.

Don’t panic!

Riavviato ancora una volta il portatile con la live di Ubuntu, abbiamo reinstallato e aggiornato grub, in modo che facesse conoscenza con la nuova tabella delle partizioni. Nel frattempo abbiamo verificato che, dalla live, era possibile montare le partizioni recuperate e, nel caso, accedere a tutti i dati. In realtà, all’ennesimo reboot, le cose sono andate per il meglio e grub ci ha fatto scegliere se caricare Vista o Ubuntu. Il secondo OS si è avviato e parte dei dati era effettivamente accessibile. Per sapere se tutti i dati si sono salvati occorrerà fare un po’ di prove, ma siamo fiduciosi.

Un grazie all’Ineffabile per il supporto tecnico e morale durante le operazioni.

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Country dance

by lab on Jan.30, 2011, under English, Libri, Math

“[They] sang a five-part motet, while twelve others milled around in front of them. Actually they weren’t milling; it just looked that way from where we sat. Each one of them represented an upper or lower index in a [mathematical] equation involving certain tensors and a metric. As they moved to and fro, crossing over one another’s paths and exchanging places while traversing in front of the high table, they were acting out a calculation on the curvature of a four dimensional manifold, involving various steps of symmetrization, antisymmetrization, and rising and lowering of indices. Seen from above by someone who didn’t know any [mathematics], it would have looked like a country dance.”
N.Stephenson, Anathem

Suddenly country dancing looks much more appealing to me…

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Senza l’iPhone, niente rivoluzione!

by lab on Nov.29, 2010, under Italiano, Università

Questi giorni di protesta contro il ddl Gelmini hanno messo in evidenza come le nuove modalità di mobilitazione facciano un uso profondo delle più recenti tecnologie disponibili. Le assemblee e le manifestazioni sono annunciate ed organizzate via mail o, più comunemente, via Facebook o Twitter. Non si può partecipare se non si è connessi. E se si partecipa, se si manifesta bisogna tenersi aggiornati continuamente. Per telefono con qualche contatto o su Facebook. Insomma, senza l’iPhone non c’è modo di prendere parte alla rivoluzione.
Ma coloro che protestano non sono gli unici che vivono appieno la frenesia dei tempi moderni. Anche le commissioni parlamentari che hanno esaminato il testo dello stesso disegno di legge sono riuscite ad ottenere alcuni risultati eclatanti. Hanno preso in mano un testo, quello uscito dal Senato, con aspetti positivi e negativi, i secondi riassumibili in particolare con “senza copertura finanziaria” e sono riusciti nell’apparentemente difficile compito di eliminare ogni aspetto positivo, aumentando i negativi a dismisura: i prestiti d’onore, che sarebbero dovuti andare ad aggiungersi alle borse per il diritto allo studio ed essere condonati per quegli studenti che si fossero laureati in tempo col massimo dei voti, sono andati a sostituire le borse di studio, senza prevedere sconti nemmeno per gli studenti eccellenti; le norme contro il nepotismo si sono trasformate in vincoli deliranti. Ma anche di questo abbiamo avuto una cronaca puntuale sul sito della Camera dei Deputati. A patto di avere molto tempo e molta pazienza, nonché una certa dimestichezza con il burocratese, altrimenti si ha la certezza di perdersi tra gli emendamenti, molto spesso differenti l’uno dall’altro in poche parole, le dichiarazioni di voto, le relazioni di maggioranza e minoranza delle commissioni. Credo che anche le commissioni parlamentari dovrebbero iniziare ad usare Twitter e a condensare le loro osservazioni in 140 caratteri, che in molti casi sarebbero più che sufficienti.
Nel leggere i verbali delle votazioni dei singoli emendamenti alla Camera si scopre però che ad ogni chiamata al voto c’è almeno un onorevole che non riesce a votare o a votare sbagliato. Non fanno eccezione a questa regola nemmeno i membri del governo: lo stesso ministro Gelmini riesce, con il ministro Alfano, a votare assieme all’opposizione contro il proprio provvedimento.
Queste difficoltà di accesso ai dati, combinate anche ad una certa pigrizia da parte di molti dei protestanti, fanno sì che buona parte di coloro che predicano con toni accesi nelle assemblee lo faccia certamente in buona fede, ma senza sapere i dettagli di quello di cui parlano. E questo non è bene, perché spalanca la porta alle stesse critiche che si muovono ai membri del parlamento e delle commissioni, che troppo spesso legiferano su argomenti dei quali sanno poco o nulla, o dei quali hanno pregiudizi. E la protesta, invece che essere guidata dalla consapevolezza e dalla condivisione delle perplessità, diventa un atto di demagogia, di plagio della folla.

Ritengo che l’Università abbia bisogno urgentemente di un processo di riforma e condividevo buona parte del disegno di legge approvato dal Senato quest’estate. Non credo però che questa urgenza di riforma vada declinata in una riforma abborracciata, messa insieme alla buona, senza un’opportuna copertura finanziaria e, nelle ultime versioni, priva di un punto di vista complessivo, di un piano di riforma vero e proprio, ma solo una raccolta di avanzi di riforme, rimasti come feriti su un campo di battaglia. In questi mesi di travaglio ho trovato illuminanti gli articoli usciti sull’argomento su lavoce.info, che con un punto di vista al di sopra delle parti politiche hanno analizzato il disegno di legge nelle sue varie incarnazioni, fino a constatarne sconsolati la terribile metamorfosi in un abbozzo amorfo ed avvizzito, qual è la versione che la Camera dei Deputati si appresta a licenziare. E a rimandare al Senato.
Le mie precedenti obiezioni al blocco della didattica (non allo sciopero bianco dei ricercatori) e l’invito a proposte alternative cadono ora davanti alle incredibili dichiarazioni che si susseguono, non ultima quella del presidente della Camera, on. Fini, sul fatto che “la riforma dell’Università sia uno dei migliori risultati della legislatura”, che può essere interpretata solo come una feroce critica all’operato del governo e del parlamento negli ultimi due anni. Non è il questo il momento di approvare di corsa una riforma del genere, non è nemmeno il momento in cui produrre proposte alternative. O meglio, ben vengano quelle proposte alternative, che nei mesi scorsi sono mancate e sono state ignorate, ma non occorrono oggi o domani. Ora la priorità è tentare di fermare l’iter di quel che resta del disegno di legge Gelmini.

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Il Santo Premier

by lab on Sep.30, 2010, under Italiano, Libri

Il Santopremier

In questa caleidoscopica graphic novel (Marco Galli, Il Santopremier, 001 Edizioni 2009, pag. 144, €15, ISBN 978-88-95208-94-7) la sensazione più bella è cogliere i numerosi riferimenti all’attualità, senza però lasciarsi da essi distogliere dal visionario intreccio e dai giochi di parole, visti come divertissment e non solo come allusioni.

La trama si intreccia su se stessa, salta improvvisamente, sembra perdersi per poi riallacciarsi, in una danza onirica che coinvolge il lettore e lo porta tra fusioni di religioni, rockstar, chiropratica e, chiaramente, bollito. Pur sorridendo e stupendosi del racconto, non si può però evitare di osservare quanto la nostra realtà quotidiana sia simile alla fantasia narrata in questo bellissimo fumetto.

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Your iPhone doesn’t show up? Mine did neither.

by lab on Sep.21, 2010, under English, I.T., Mac

So, a technical post. Yeah, maybe it’s not really interesting, but it could be useful for a couple of people out there, so I’ll share what I found out.

First of all: the problem. I just got my new MacBook Pro, with 10.6.4 installed, iTunes 10 and everything. On the other hand I have my good ol’ MacBook, with everything on and my iPhone 3GS. So I copied the whole Music folder from the old computer to the new one, since I didn’t want to migrate everything and I didn’t to lose everything either. Then I plugged in my iPhone in the new computer and it started charging, but it didn’ show up in iTunes.

I tried turning the iPhone off and on again, IT Crowd style. Nothing happened.

I tried the same with my MacBook Pro. More nothing.

I surfed the Internet for some advice, but the solutions I found were all about the same issue (iTunes 10 related) but on Windows. So I tried to adapt them to Mac. First of all I deleted iTunes 10, together with AppleMobileDevice.kext file you can find in /System/Library/Extensions (as I read something like that in Apple Support. I removed both files from the trash and restarted the computer. Then I installed iTunes 10 again and, as it finished the installation, I plugged my iPhone in. iTunes started and the iPhone synced smoothly.

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Nel turbinio del tango

by lab on Sep.17, 2010, under Italiano, Libri, Music

Fueye, Il suono del tango

I primi aggettivi che mi vengono in mente per descrivere questo fumetto (Jorge González, Fueye, Il suono del tango, 001 Edizioni 2009, pag. 192, €20, ISBN 978-88-96573-01-3) sono: cupo, suggestivo e inquietante.

Cupo, per la storia, ma soprattutto per lo stile del disegno, sempre abbozzato e spesso scuro. Il transatlantico è una pagina grigio/nera con qualche tratto grigio un po’ più chiaro, le scene sovente sono notturne, con i personaggi che sbucano timidi dal marrone nero dello sfondo.

Suggestivo per le ambientazioni, solo accennate, ma anche per molti passi della storia, saltati e lasciati da riempire all’immaginazione del lettore. Molti dettagli sono tralasciati, altri sottolineati, tanto nel disegno quanto nella trama e spetta al lettore riempire i buchi del racconto, accompagnato dalla musica di Marcelo Mercadante, composta specificamente per accompagnare la lettura e disponibile liberamente online con licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 3.0.

Infine, inquietante. Mi aspettavo un tango dalla funzione salvifica, un supereroe, una divinità minore. E in parte questa funzione salvifica c’è, ma non è sufficiente da sola, richiede un contributo personale che non tutti i personaggi sono pronti a pagare. Le stesse atmosfere lasciano un senso di allarme, così come alcuni suggerimenti del proseguimento di alcune delle storie che si intrecciano nel vorticare del tango.

Complessivamente una lettura bella ed emozionante. E che lascia tanto da pensare e da riflettere.

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Il governo e l’Ikebana

by lab on Sep.14, 2010, under Blog, Freetime, Italiano

Solo ieri, misteri dei feed RSS, mi è uscito nel newsreader questo bellissimo articolo: Bondi, Renzo Bossi, Berlusconi e l’Ikebana: il governo italiano e la cultura. L’ho trovato superlativo. Io aggiungerei all’arte la scienza, per completare la mia idea di cultura, ma il discorso si adatta in modo naturale.

Ikebana: Bunjin form

Complimenti, Guido!

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BSG – Cylon war

by lab on Sep.13, 2010, under English, Libri

Cover

This is the third volume of the Dynamite comics on BSG that I read. Once more I’m really satisfied with the book, and only a couple of flaws prevented the fifth star to shine. The first one is the title on the spine, which is wrong (it’s Final Five), along with the authors’ names (which also refer to Final Five. The other one regards the Pegasus, which is shown during the First Cylon war in her post war design.
Apart from those glitches (and something risky like introducing an officer called Tigh who is reffered to as “old drunkard”), the story is well written and has deep roots in the Cylon mithology. Moreover I really appreciated the pseudo-code that is used for Isak’s thoughts and the logic that drives Cylons to the first armistice. The artists’ work is very nice and, at the same time, leaves some bits to the reader’s imagination.

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BSG: a really nice comic interpretation.

by lab on Sep.11, 2010, under English, Libri

Cover


While presenting a mythology slightly different from the one developed later on the show, the two stories published in this volume (Greg Pak, Nigel Raynor et al.; New Battlestar Galactica Omnibus, vol.1; Dynamite Entertainment; 360 pp.; ISBN-13: 978-1606900901) are really great and they fit really well in the Battlestar universe.
The storylines are really good, the drawings quite good. In fact other BSG related graphic novels have more resemblance between drawn characters and those portraited on the show, but nevertheless they’re pretty good.
I really hope that this “complete Omnibus vol.1″ will be followed by a volume 2.

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76th ESGI – Giorno 12: …and back again

by lab on Sep.08, 2010, under Italiano, Viaggio

Non c’è tantissimo da raccontare di questo ultimo giorno. Che ci trova poco dopo la mezzanotte alla stazione centrale di Copenhagen a ritirare i nostri bagagli e ad attendere il primo treno per l’aeroporto. Ma le ferrovie danesi non hanno proprio intenzione di smentirsi, nemmeno l’ultimo giorno. Così sul binario ci sono due treni per l’aeroporto, ma nessuno dei due sembra intenzionato a partire. Dopo una mezz’ora di incertezza, durante la quale gli unici che si innervosiscono sono gli svedesi in attesa di tornare a Malmö, ci mandano su un altro binario (ovviamente istruzioni audio solo in danese…) e partiamo.

All’aeroporto, spettrale nel suo essere semideserto, ci accampiamo alla meno peggio su un paio di poltroncine, con i bagagli sotto le gambe. Le cose vanno abbastanza bene, finché una famiglia svedese non si accampa sotto le gambe di Marko, spostandogliele di tanto in tanto per sistemarsi a loro piacimento. Non contenti si mettono anche a sbeffeggiarlo per come dorme. Magari lo fanno anche con me, ma quando dormo non li vedo…

Arriva mattina e la fila ai check-in è mostruosa. Per fortuna l’organizzazione è scandinava al suo meglio, così chi come noi ha già fatto il check-in e deve solo imbarcare i bagagli viene dirottato su banchi appositi, ben distinti e molto rapidi.

È il momento dei saluti, Marko prosegue verso Parigi, io torno in Italia. Con il Financial Times sotto il braccio e un bel libro inglese in mano cerco di nascondere la mia italianità ai miei connazionali che si stanno imbarcando sul mio stesso aereo. Poi scalo a Monaco di Baviera e secondo aereo per Genova. Atterraggio con passaggio rasente sugli Appennini attorno alla città.

E ancora: bus per la stazione, treno per Milano e altro treno per Parma. Non contento una volta a casa mi faccio un piatto di pasta e poi via in macchina verso le montagne. Così, 24 ore dopo la fine del concerto di Copenhagen, sono nella quiete delle Dolomiti. E posso dormire nel fresco silenzio dei monti.

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